Taking Tiger Mountain by Strategy

Taking Tiger Mountain by Strategy

Dopo piu' di dieci anni ecco l'Uomo delle Liste a cercare daccapo di salire sulla vetta della sua montagna.Conosceva la difficolta' della salita e soprattutto della discesa : occorreva allenamento e ,soprattutto , tempo. Ma questa volta non poteva permettersi di stare due settimane ad allenarsi: solo 3 giorni dovevano bastare. Ce l'avrebbe fatta?

Comincio' con l'andare la' dove gli escursionisti cominciavano la scalata e li osservo'. Ecco, doveva assolutamente procurarsi un paio di scarpe da montagna e un bastone per aiutarsi nella discesa.

Poi parlo' con un giovane escursionista appena disceso e seppe che ci volevano due ore e mezzo per salire e che la prima parte era molto ripida. C'era un'ora e mezza circa di salita che sarebbe stata cruciale: se avesse superato questa senza perdere il fiato, il resto sarebbe stato una passeggiata.

Il primo giorno di allenamento corse sul sentiero per 45 minuti ed arrivo' scoppiato:con quel ritmo non ce l'avrebbe mai fatta.

Mentre la sera cenava, chiese a un parente che sapeva essere nato e cresciuto in montagna, come si fa ad affrontare una salita ripida. Questo gli rispose cio' che il padre gli aveva sempre consigliato: sali a zig-zag.

Al secondo allenamento provo' questa strategia:anche se non arrivo' dove era arrivato il giorno precedente ora era pero' molto piu' riposato. Al terzo allenamento provo' le scarpe nuove e vide che gli andavano bene.

Il grande giorno era la domenica. Parti' coi suoi parenti la mattina presto dopo un'abbondante colazione. Nello zaino si porto' solo acqua in abbondanza e del caffe' decaffeinato solubile, piu' un po' di cioccolata.

Lasciata la macchina comincio' il suo zig-zag verso la vetta. Dopo un'ora e mezza la parte piu' difficile era superata e non aveva perso il fiato. Arrivo' in vetta in sole 3 ore, anche se si era preparato a doverne fare 4. Camminare nell'aria fresca oltre i 1500 metri osservando panorami mai visti lo fortifico' nella sua decisione. Per due/tre volte si fermo' con i suoi compagni di scalata a bere acqua con caffe' solubile.

Arrivato in vetta si ricarico' con un pezzo di cioccolata:adesso era pronto ad affrontare la discesa. Qui il problema maggiore non era nello sforzo, ma nel pericolo di scivolare e cadere nella ripida discesa.

Estrasse il bastone telescopico dallo zaino e comincio' a provarlo nella parte iniziale della discesa facile e meno pericolosa.

Il fatto di stare con altre persone lo rassicurava sulla possibilita' di avere soccorso in caso di problemi: ma ovviamente,finire la sua avventura con un'ingloriosa caduta avrebbe annullato il successo conseguito.

Non era molto esperto nell'uso del bastone e scivolo' due o tre volte. Una volta arrivo' a cadere ma in una parte non pericolosa ,per cui si rialzo' senza conseguenze.

Questo piccolo incidente gli fece aprire gli occhi sulla pericolosita' della discesa nell'ultimo tratto piu' ripido. Cercava di non guardare davanti verso l'abbisso ma solo verso il prossimo sasso sporgente che lo avrebbe sostenuto al prossimo passo. Tanti piccoli passi, ognuno con un sasso che miracolosamente si materializzava a sostenere il suo peso, e la discesa si concluse.

L'uomo delle Liste non era un escursionista di sentieri di montagna:a questi preferiva i piu' facili sentieri di campagna o dei parchi cittadini. Eppure dopo queste stressanti salite, sentiva il piacere di un corpo spossato che riprendeva poco a poco le sue forze.

Inoltre , sui sentieri di montagna, incontrava non solo giovani, ma anche persone della sua eta' ed altri ancora piu' vecchi. E questo gli dava un senso di gioia:e immaginava di ripetere la stessa salita ancora tra dieci anni. E anche allora , con la strategia, avrebbe vinto la sua sfida con la montagna.

Rigor mortis