Le mine vaganti

L'Uomo delle Liste quella notte si risveglio' in preda a un incubo. Aveva passato un periodo molto stressante e la sera senti' come se qualcosa di terribile gli fosse successo. Ripensava alla disgrazia di un parente al quale un'emoraggia aveva fatto un buco nella retina rendendolo semicieco. Forse qualcosa del genere stava succedendo nel suo cervello e le sue beneamate liste proprio in quel momento si stavano distruggendo come il fuoco che distrugge le parole di un libro.

Comincio' a meditare e il fatto di riuscire a ricordare le sue liste lo tranquillizzo'. Poi si rese conto che a metterlo in paranoia non era stata la sua salute ma quella dei parenti piu' vicini. Da valido sostegno si erano trasformati in mine vaganti che a poco a poco gli sarebbero scoppiate tra le mani. E a quell'idea voleva scappare per non essere li quando la merda sarebbe volata ovunque. Ma al tempo stesso la compassione gli diceva che non poteva abbandonare cosi' queste persone alle quali era grato per cio' che gli avevano fatto. Poi si ricordo' di qualcosa.

Non gli piaceva guidare la macchina ma una faccenda lo stava costringendo a lunghi viaggi da solo in un posto dove non gli piaceva stare. Stava finalmente ritornando in uno di questi viaggi quando si ricordo' di due cose correlate: aveva viaggiato poco prima da solo in un vagone con una madre con un neonato. La madre non era vicina e lui non sentiva ne' vedeva il neonato.

Ma senti' per tutto il viaggio gli incredibili vocalizzi della madre e pensava alla faccia del bambino che la seguiva stupito e divertito. Come quella di una sua foto sorridente da piccolo. Ma ora poteva generare da se i vocalizzi che lo avrebbero divertito. Come faceva appunto quando guidava la macchina da giovane ed era solo. Sicuro di non essere sentito faceva delle straordinarie sessioni di musica jazz. Comincio' a fare lo stesso adesso che era vecchio e l'ansia che lo stringeva si calmo'. Poi senti uno squillo al telefonino.

Non poteva rispondere e l'ignoro'. Dopo qualche minuto un'altro squillo. Ora la sua ansia monto': era successo qualcosa in quel posto sgradevole che lo richiamava indietro? Un altra chiamata e un'altra ancora. Ora era in completa paranoia: tutti gli scenari piu' atroci si susseguivano nella sua mente. Pero' non aveva smesso di improvvisare e quella musica di sottofondo gli faceva vedere il tutto come qualcosa di lontano che poteva essere affrontato senza problemi. Decise di guardare il telefonino dopo essersi fermato a un bar dove aveva deciso prima di fare colazione. Arrivo' alla stazione di servizio, si fermo', gusto' la sua colazione, ando' al bagno e prima di rimettersi in viaggio guardo' il telefonino.

Era un numero che non conosceva.


L'incubo dello spazio stretto