Death be not proud, though some have callèd thee
Mighty and dreadfull, for, thou art not so,
For, those, whom thou think'st, thou dost overthrow,
Die not, poore death, nor yet canst thou kill me.
From rest and sleepe, which but thy pictures bee,
Much pleasure, then from thee, much more must flow,
And soonest our best men with thee doe goe,
Rest of their bones, and soules deliverie.
Thou art slave to Fate, Chance, kings, and desperate men,
And dost with poyson, warre, and sicknesse dwell,
And poppie, or charmes can make us sleepe as well,
And better than thy stroake; why swell'st thou then;
One short sleepe past, wee wake eternally,
And death shall be no more, death, thou shalt die.
by John Donne (Holy Sonnet X)
da http://en.wikisource.org/wiki/Holy_Sonnets
L'Uomo delle Liste scopri' per caso questo magnifico film di Mike Nichols con Emma Thompson.Come Amour di Haneke, esplorava i tabu' della morte e della malattia. Ma qui la storia era un po' diversa perche' la protagonista era sola senza parenti vicini e amici. Inoltre la malattia e' il grande C, il cancro.
Era un'occasione per farsi guidare in questi territori inesplorati da un'attrice che ammirava.
Il film comincia senza tergiversare col dottore che dice rivolto alla telecamera : "hai un cancro alle ovaie al quarto stadio " (il quarto e' l'ultimo stadio).
La protagonista che e' una professoressa di Letteratura all'Universita' tosta e pronta ad affrontare da sola ogni problema, gli risponde di spiegargli per bene tutto.
Non c'e molto da fare: o aspetta che il tumore l'ammazzi oppure prova un nuovo cocktail di medicine sperimentale che forse potrebbe fare qualcosa.
No problem, dice Emma Thompson e firma per la chemioterapia: lottera' anche col cancro come ha fatto finora coi problemi di lavoro.
Comincia la discesa agli inferi: la cura la distrugge a poco a poco e il cancro non diminuisce. I ragionamenti che tanto l'avevano aiutata nella vita accademica qui valgono zero. Finche' la morte da nemica da sconfiggere diventa l'unica opzione possibile. "Se il cuore cede, non voglio essere rianimata" Ed e' quello che succede.
Il film e' tratto da un lavoro teatrale: la protagonista e' studiosa di John Donne e si ricorda dei sonetti di quest'ultimo sulla morte.
L'ospedale non e' cattivo,ma lei e' ormai una cartella medica, un corpo da torturare in tutti i modi possibili e immaginabili. Nessuno la viene a trovare nelle settimane passate all'ospedale tranne il suo boss all'Universita' per una breve visita. Per il resto sono i ricordi a riempire il tempo che non passa mai. Solo un'infermiera un po' piu' compassionevole delle altre la tratta come una persona e la consola.
La notte l'Uomo delle Liste sogno' la madre che era morta di un cancro simile ma dopo due anni di un calvario che l'aveva portata in diversi ospedali. Voleva averla seguita di piu' in questa occasione. Come Emma Thompson il suo ricordo avrebbe potuto guidarlo nel prossimo stadio della sua vita. Ricordava solo una lettera che aveva scoperto per caso molti anni dopo la sua morte: era scritta in un italiano sgrammaticato da uno di questi ospedali dove era in cura. Ma non era triste, invece guardava con umorismo alla sua condizione che condivideva con le "compagne di sventura" nella stessa camerata. Forse la madre aveva preferito anche lei tenerlo lontano dal suo letto nei periodi peggiori per non lasciargli quel ricordo orribile di se stessa.
Poi si ricordo' un'altra cosa bellissima: da una certa eta' in poi aveva cominciato a fare lunghe passeggiate da solo in campagna. A un certo punto la madre aveva cominciato a seguirlo con altri membri della famiglia in queste passeggiate. Chissa' che alla fin fine, l'ultimo tratto della sua vita non sarebbe stato piacevole come una di queste memorabili passeggiate.
And death shall be no more, death, thou shalt die.