Forse vi chiederete quale posto occupassero le persone nei pensieri dell'Uomo delle
Liste. Anche se era un inetto nella vita sociale, le persone erano sempre al culmine
dei suoi pensieri.Non poteva essere altrimenti,perche' tutti abbiamo bisogno degli
altri per vivere. Ma questi altri per l'Uomo delle Liste, non erano gli amici o i
familiari che mancavano quasi del tutto nella sua vita, ma pressocche' estranei
che incrociavano per breve momento per caso o per lavoro, il suo cammino.
Era questa folla di persone che lo faceva sopravvivere con rari momenti di gioia
comune quasi rubati. L'Uomo delle Liste si illudeva di pensare di essere speciale,
di avere bisogno di poche interazioni sociali a differenza degli altri.Come un
carcerato a vita, non voleva nemmeno pensare alla vita normale fuori dal carcere,
per paura che la speranza di una vita migliore lo distruggesse. Allora si rifugiava
nei piccoli piaceri che anche nella sua prigione poteva gustare:piaceri che non
dipendevano dagli altri ma che poteva procurarsi da solo in qualsiasi momento.
Come una fetta di torta al rabarbaro mangiata in quella localita' in riva al lago in
una mattina splendente.