Se li era ritrovati nella casa sul mare. Poi in una stanza di un albergo dove era stato tante volte senza problemi. Gli era stata data una stanza orribile all'ultimo piano con un caldo soffocante e in aggiunta con una vista su un marchingegno che sembrava essere il condizionamento di un'altra parte dell'albergo che sputava calore e rumore dalla terrazza fuori la finestra. In aggiunta dopo il primo giorno aveva scoperto le formiche nel parquet che gli avevano fatto compagnia per tutto il soggiorno. I gestori dell'albergo lo avevano premiato della pazienza con uno sconto e un vassoio di frutta. Ma era stata dura. Comunque il fatto che fosse una cosa provvisoria gli aveva permesso di resistere. In fin dei conti il problema delle formiche non era il suo! Ma sentiva come se quell'albergo legato a felici ricordi, lo avesse rigettato.
Alcune settimane dopo, il copione si ripete' nella casa di vetro. Anche nella sua casa aveva avuto col caldo questo problema: di solito lo aveva risolto andando via dopo aver abbondantemente spruzzato la casa di insetticida. Il fatto che passava sempre i mesi piu' caldi fuori, lo aveva aiutato. Capiva come questo problema ,in una casa da dove non si puo' scappare via, sia praticamente insolubile. Semplicemente bisogna imparare a convivere con questi simpatici animaletti, altrimenti diventa un'ossessione. Seguire il principio aureo: non potete impedire che un uccello vi faccia la cacca sulla testa, ma potete impedire che vi faccia il nido...
Lo stesso valeva per le zanzare , dalle quali L'Uomo delle Liste era ossessionato. Qui il problema era anche la dermatite creata dalla puntura e la reazione allergica che aumentava il livello di istamina mettendolo in uno stato di agitazione continua. Anche qui una scatola di antistaminico a portata di mano, giusto in caso, era un potente antidoto.
E ancora gli insetti della foresta che gli avevano creato un po' di anni prima piaghe portentose di cui conservava ancora le cicatrici. Era come se gli insetti liberassero nella sua mente tutta una compagnia di mostri.
Essendo vissuto nell'infanzia al contatto con la natura ricordava ancora l'odore dolciastro delle carogne di animali ai bordi delle strade e l'affancendarsi degli insetti intorno ad essi. E le formiche nel pavimento gli risvegliavano immagini di se stesso vecchio solo e sporco che muore mangiato da insetti nel proprio sudiciume. Avete notato, si diceva, come i vecchi assieme agli ebrei e ai negri sono per definizione sporchi. E questo non fa che ossessionarli ancora di piu' riguardo agli insetti.
Ricordava la lotta continua e senza speranza di un suo avo con le mosche. Quando il numero delle mosche era sterminato tanto da lasciare le parti della casa che frequentavano di piu annerite dall'accumularsi delle cacche. "Le mosche sono sporche perche' passano tranquillamente dalla cacca al cibo" e giu' a cercare di ammazzarne il piu' possibile con la paletta.
Invece l'Uomo delle Liste allora un ragazzo, le considerava un ottimo soggetto di giochi ed esperimenti come quello sadico di abbrustolirle con una lente. Era diventato poi un esperto della loro cattura con le mani. Aveva studiato dove era piu' probabile che sfuggissero e riusciva con un rapido gesto a prenderle quando da ferme cercavano di volare via.
Ricordava ancora le tonnellate di ddt riversate nell'aria (il flit) per sterminarle. La madre una volta aveva ecceduto e l'aveva usato anche per i pidocchi sulla sua testa procurandogli dolori atroci.
Appunto i pidocchi, altri insetti un tempo incontrollabili e ora dimenticati. Chi ricorda piu' le madri che spidocchiavano i figli o la polvere che veniva irrorata sulle teste dei ragazzi a scuola.
E ancora le pulci che infestavano i gatti e i pavimenti. E le cimici,i tafani ... Per non parlare dei ratti ... Insomma si diceva L'Uomo delle Liste osservando le formiche che cercavano di stabilire delle strade di vettovagliamento nel suo pavimento, accontentiamoci di questi innoqui anche se fastidiosi insetti : molto meglio degli orrori del passato. Immaginate di essere anche una persona ricca del cinquecento e di dover stare in continuazione a lottare.
Vai bella formichina, insegnami la tua via.